Non c’era bisogno che glielo chiedesse.
Il proprietario di un appartamento, situato nella periferia di Parigi, ha portato in tribunale i suoi vicini a causa del fastidio che gli causavano con le loro… preghiere. Contro ogni aspettativa, questo residente dell’Ile-de-France ha vinto la sua causa, intascando un bel jackpot.
Ottiene un risarcimento di 50.000 euro grazie alle… preghiere dei suoi vicini
Rivelata dalla JDN, la vicenda risale al 2008, quando un certo Jean-Neymar Durance (il nome è stato cambiato, ndr) apprese che un’associazione religiosa evangelista era diventata ufficialmente inquilina di un locale polivalente vicino al suo appartamento, situato a Vitry-sur-Seine (Val-de-Marne).
Ben presto, il proprietario, ma anche altri residenti, si sono trovati a dover fare i conti con l’inquinamento acustico dei fedeli, le cui preghiere, canti ma anche grida sono diventati ogni giorno insopportabili. Esasperato, Jean chiede quindi alla Direzione dipartimentale della sanità e degli affari sociali (DDASS) di denunciare questo rumore incessante. L’organizzazione ha poi effettuato diverse valutazioni acustiche, tutte giunte alla stessa conclusione sul livello di rumore intollerabile delle preghiere, evidenziando in particolare il difettoso isolamento delle pareti della sala.
Informata di questa constatazione, la società immobiliare Bacchus – proprietaria dei locali – ha poi cercato di giustificarsi davanti alla DDAS sostenendo di aver intrapreso dei lavori di ristrutturazione per coibentare il complesso. LO SCI precisa inoltre di aver installato dei limitatori sonori anche sugli altoparlanti e sui microfoni utilizzati dai tifosi. Ma nonostante questi sforzi, la situazione difficilmente cambierà. Nel 2013, 5 anni dopo la comparsa del fastidio, Jean-Neymar Durance, esasperato dal rumore indesiderato, ha portato in tribunale SCI Bacchus e l’associazione evangelista.
Incaricata di giudicare il caso, l’Alta Corte di Créteil ha incaricato esperti indipendenti che hanno formulato conclusioni simili a quelle emesse dalla DDAS. Alla luce di queste prove schiaccianti, il 28 agosto 2015 il tribunale si è pronunciato definitivamente in favore del proprietario, ordinando alla SCI Bacchus di eseguire i necessari lavori di isolamento acustico, entro tre mesi, pena una sanzione di 80 euro per giorno di ritardo. La società immobiliare e il suo inquilino, l’associazione Mission évangélique, sono stati inoltre condannati a risarcire al ricorrente 20.000 euro di danni per i danni subiti tra il 2008 e il 2014, oltre a 7.000 euro di spese legali. Infine, alla SCI Bacchus è stata comminata un’ulteriore sanzione di 2.000 euro per “resistenza abusiva”.
Ma mentre si poteva pensare che il caso fosse chiuso, la SCI Bacchus ha deciso di impugnare la sentenza. Una decisione molto sgradita visto che la Corte d’Appello di Parigi ha confermato il verdetto, il 17 novembre 2017, condannando l’azienda a pagare ulteriori somme al ricorrente, per danni ma anche spese legali.
In totale quest’ultimo ha quindi ricevuto un risarcimento di 50.000 euro.

