Per più di 70 anni, questa donna americana ha seguito alla lettera una ricetta molto strana: tre birre e un bicchierino di whisky al giorno. Morì all’eccezionale età di 112 anni, lasciando perplessi i medici. Ma la sua storia nasconde una lezione che la scienza conosce bene.
Un “segreto” di longevità che è l’antitesi di ogni consiglio sanitario.
Agnes Fenton, originaria di Englewood, New Jersey, divenne una celebrità riluttante rivelando, ormai prossima ai 105 anni, la ricetta alla quale attribuiva la sua incredibile longevità. Lontano dai succhi verdi e dalle sessioni sportive, il suo rituale quotidiano consisteva in due ingredienti: birra e scotch.
Una prescrizione come nessun’altra
Tutto ebbe inizio nel 1943. Curata per un tumore benigno, la giovane ricevette dal suo medico un consiglio inaspettato: bere tre birre al giorno. Agnes Fenton prende alla lettera la raccomandazione… e aggiunge il suo tocco personale: un bicchierino di whisky, preferibilmente Johnnie Walker Blue Label.
Per circa settant’anni non si è quasi mai discostata da questo rituale. “Dio e Johnnie Walker sono le chiavi della longevità”, le piaceva scherzare. Solo la fine della sua vita l’avrebbe costretta a rinunciarvi: mangiando sempre meno, è stata ritirata dall’alcol dai suoi caregiver, con suo grande rammarico.
Un medico completamente sconcertato
La cosa più inquietante di questa storia resta la reazione del suo stesso medico. Il dottor Kenneth Wasserman, che la seguì per quasi vent’anni, non nascose il suo stupore: i rari problemi di salute della sua paziente scomparvero da soli, in un modo che non riusciva a spiegare. Una salute che ha definito semplicemente “fenomenale”.
Fino al suo ultimo respiro nell’agosto del 2017, Agnes Fenton ha mantenuto la vista, l’udito e la mente acuta, trascorrendo le sue giornate leggendo il giornale e ascoltando la radio. Allora era il membro più anziano del New Jersey.
Ciò che dice davvero la scienza
Ma dovremmo correre a comprare un pacchetto di birre? Certamente no. I ricercatori sulla longevità sono chiari: questo tipo di storie illustra quello che viene chiamato “bias del sopravvissuto”. Si sente parlare dei rari pochi che hanno sfidato le statistiche, mai dei milioni di altri per i quali le stesse abitudini sono state fatali.
Per Thomas Perls, ricercatore specializzato in longevità alla Boston University, la spiegazione sta soprattutto nel Dna: avere i geni giusti, sintetizza, è come vincere alla lotteria. Gli studi condotti sui centenari mostrano anche punti in comune molto meno spettacolari: raramente sono in sovrappeso, non fumano e spesso gestiscono lo stress meglio della media. Per quanto riguarda l’alcol, l’attuale consenso scientifico è inequivocabile: anche a basse dosi rimane un fattore di rischio per la salute.
Il vero segreto di Agnes Fenton probabilmente non sta quindi nel fondo del suo bicchiere, ma in un’eccezionale lotteria genetica, e forse nella sua filosofia di vita, fatta di gratitudine e piaceri semplici: il suo piatto preferito? Ali di pollo, fagiolini e patate dolci.
E tu, credi ai “segreti” della longevità dei centenari?