In malattia per 2 anni dopo un ictus, il suo capo la licenzia per aver fatto commissioni... contesta e ottiene 5.000 euro

In malattia per 2 anni dopo un ictus, il suo capo la licenzia per aver fatto commissioni… contesta e ottiene 5.000 euro

Scritto da: Daniele Traverso - il 7 Luglio 2026

La questione delle uscite autorizzate durante il periodo di assenza per malattia emerge spesso quando si parla di diritti e doveri del dipendente in riposo forzato. E mentre alcuni tendono a sdrammatizzare, convinti che non verranno mai controllati in caso di mancato rispetto delle regole, altri preferiscono non correre rischi e restare a casa.

Una decisione ragionevole che forse avrebbe dovuto prendere una certa Raquel. Vista fuori casa mentre si prendeva una pausa in seguito a un ictus, questa impiegata spagnola è stata infatti licenziata dalla sua azienda, nella quale aveva lavorato per 4 anni.

Volendo non fermarsi qui, questo dipendente ha tuttavia contestato tale licenziamento.

Licenziato un dipendente disabile

Licenziata per aver fatto la spesa durante un congedo per malattia

Questa storia, raccontata dai colleghi di L’Indépendant, inizia nel 2023 in Galizia (Spagna) quando Rosa viene colpita da un ictus, causato da una trombosi e dalla formazione di un coagulo di sangue. Incapace di lavorare, le viene concesso un congedo per malattia molto lungo, che durerà 2 anni.

Ma il 6 giugno 2025, per un colpo di scena, il suo capo l’ha licenziata, dichiarando che la dipendente era effettivamente in grado di lavorare, contrariamente a quanto suggeriva il suo congedo per malattia. A riprova, il datore di lavoro rivela le conclusioni del rapporto di un investigatore privato che per mesi ha spiato ogni mossa del dipendente. Dal documento emerge, secondo l’azienda, che Rosa svolgeva attività quotidiane ritenute incompatibili con il suo periodo di assenza per malattia. Di conseguenza, la società motiva poi il licenziamento ritenendo che il licenziamento costituisca un grave dolo oltre che una violazione della buona fede contrattuale.

All’inizio di luglio 2025, la Previdenza Sociale spagnola confermerà anche che Rosa era effettivamente idonea a tornare in servizio. Già qualche settimana prima, questo stesso ente si era rifiutato di concederle la pensione di invalidità, ritenendo che non presentasse postumi neurologici invalidanti. Due decisioni che non hanno fatto altro che rafforzare la decisione presa dal datore di lavoro di Rosa.

Facciata di un ufficio di previdenza sociale (Oficina de la Seguridad Social) ad Alicante, Spagna

Furiosa, la dipendente ha impugnato il licenziamento in tribunale e, contro ogni previsione, ha vinto la causa.

Nella sua sentenza, il Tribunale Sociale di La Coruña ha ritenuto che il licenziamento fosse il risultato di una discriminazione fondata sullo stato di salute del denunciante. I giudici hanno inoltre ritenuto che le attività osservate dall’investigatore non fossero sufficienti a dimostrare l’incompatibilità con l’assenza per malattia. Il licenziamento è stato quindi dichiarato nullo e la società è stata condannata a reintegrare Rosa, che ha ricevuto anche un risarcimento di 5.000 euro per danno morale.

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