Una madre ha ottenuto lo sfratto del figlio, che viveva con lei senza contribuire alle spese domestiche. Una decisione del tribunale che ha suscitato scalpore in Italia.
Dopo l’uscita del film di grande successo “Tanguy”, questo nome è diventato, suo malgrado, il soprannome dei bambini più grandi che vivono ancora con i genitori dopo i trent’anni.
Grande successo cinematografico del 2001, questo lungometraggio, diretto da Étienne Chatiliez, presenta il personaggio di Tanguy, un parigino trentenne che vive alle spalle del padre e della madre, con grande disperazione di quest’ultima. Infastiditi, i coniugi hanno fatto tutto quanto in loro potere per assicurarsi che il loro bambino lasciasse la casa. Al di là dell’aspetto comico, questa commedia raffigurava soprattutto la triste realtà vissuta da tanti giovani costretti, il più delle volte dall’insicurezza, a ritardare la partenza dalla casa dei genitori. Un fenomeno che non ha fatto altro che crescere negli ultimi due decenni.
Purtroppo questa tendenza non è sempre priva di conseguenze e talvolta può causare veri e propri conflitti familiari. Ciò è particolarmente vero in Italia, dove una madre ha recentemente intrapreso un’azione legale per far sfrattare il figlio dalla propria abitazione.
Un “Tanguy” italiano espulso dalla madre
La storia, che fa sorridere, è ambientata nella città di Ravenna, in Emilia-Romagna, come riporta il Corriere della Sera, uno dei principali quotidiani italiani.
Esasperata nel vedere la figlia di 31 anni restare a casa e procrastinare senza fare nulla, mentre si godeva i suoi pasti deliziosi, la madre ha vinto la causa. I tribunali infatti hanno disposto l’espulsione del figlio. Il trentenne adesso ha tempo fino al 30 giugno per fare le valigie.
Sconvolta e non più in grado di tollerare il comportamento ozioso del suo “bambocciono”, la “mamma” aveva chiesto aiuto al tribunale nel 2024, sostenendo che suo figlio, sebbene impiegato nel settore della ristorazione, non aveva mai contribuito alle spese familiari. Secondo lei, anche lui non rispettava le regole fondamentali necessarie per una buona convivenza.
Sconvolto, il giovane ha poi lasciato il lavoro con contratto a tempo indeterminato. senza fare uno sforzo effettivo per trovare un altro lavoro “, si legge nel verbale dell’udienza del processo.
“ Ha raggiunto un’età in cui si presume abbia acquisito una vita indipendente, con piena capacità lavorativa. “, ha stimato anche il tribunale di Ravenna, che lo ha condannato a pagare circa 3mila euro di spese legali. Dovrà anche trovarsi al più presto un lavoro e non potrà mai più pretendere dalla madre che gli cucini da mangiare.
Un fenomeno ormai consolidato in Italia
Questa sentenza risuona come un segnale forte in un Paese dove il fenomeno dei “bamboccioni” è particolarmente diffuso. In Italia non è raro vedere adulti affermati, trentenni o anche oltre, continuare a vivere sotto il tetto familiare. Il costo della vita, la precarietà del mercato del lavoro e gli affitti in forte aumento nelle grandi città spiegano in gran parte questa realtà. Ma in questa vicenda ravennate, è stato il deliberato rifiuto di qualsiasi contributo alla famiglia a far pendere la bilancia a favore della madre.
Il caso non è isolato nella penisola. Qualche anno fa, una donna italiana sulla settantina ha intrapreso un’azione legale per sfrattare i suoi due figli adulti, vincendo anche la causa. Un precedente che all’epoca aveva già fatto notizia sulla stampa europea.
Per i giuristi italiani, queste decisioni dei tribunali illustrano un cambiamento di mentalità: la solidarietà familiare ha i suoi limiti, e i tribunali sono sempre più propensi a riconoscere il diritto dei genitori a trovare la pace in casa. Una lezione che il figlio di Ravenna dovrà meditare, valigia alla mano, entro il 30 giugno.

