È un suono e un’immagine che tutti conoscono. Premi l’interruttore nel garage, nel seminterrato o nella lavanderia e il tubo nel soffitto esita. Due o tre lampi pallidi, un piccolo clic, poi la luce si stabilizza. Questo ritardo non è un difetto: è esattamente il modo in cui dovrebbe avviarsi un tubo fluorescente.
Un neon non si accende, si avvia
Una lampadina classica o un LED si accende non appena gli viene inviata corrente. Un tubo fluorescente deve prima creare una scarica elettrica all’interno del vetro. Il tubo è riempito con un gas nobile e una piccola quantità di mercurio. Finché questa miscela non è ionizzata, non conduce elettricità. In altre parole, il circuito deve creare le condizioni per la propria accensione prima che appaia la minima luce.
Una volta stabilita la scarica, il gas produce radiazioni ultraviolette, invisibili a occhio nudo. È la polvere fluorescente depositata sulla parete interna del tubo che lo trasforma in luce bianca. Da qui il nome, tra l’altro: quello che nel linguaggio comune chiamiamo neon è in realtà un tubo fluorescente.
Lo starter, questo piccolo cilindro che fa tutto il lavoro
Sulle vecchie strisce, due parti condividono l’avvio. Lo starter, questo piccolo cilindro grigio o bianco che si gira di un quarto di giro per estrarlo, e la zavorra, una bobina nascosta nell’alloggiamento.
Lo starter stesso contiene un tubo mini-gas dotato di una doppia lama metallica, una striscia bimetallica. Quando viene alimentato, all’interno appare una scarica che riscalda questa lama, che si deforma fino alla chiusura del contatto. La corrente poi passa attraverso gli elettrodi posti alle due estremità del tubo e li riscalda: è la fase di preriscaldamento, quella che fa diventare rosse le estremità del neon per una frazione di secondo.
Solo che l’avviatore, una volta cortocircuitato, non è più scarico. Si raffredda, il bimetallo si ritrae e il contatto si apre improvvisamente. Questa brusca rottura di una bobina provoca una forte sovratensione, dell’ordine di mille volt. È lei che ionizza il gas e accende il tubo.
E se l’operazione fallisce, il ciclo ricomincia da capo. Questo è esattamente ciò che vedi lampeggiare sul soffitto. Ogni flash corrisponde ad un tentativo di adescamento fallito. I tubi più recenti dotati di alimentatore elettronico non hanno accenditore e luce senza questa fase di tentativi ed errori.
Quando lampeggia smette di essere normale
Due o tre lampeggi, poi luce stabile: niente da segnalare, soprattutto in una cella fredda, dove l’adescamento è sempre più laborioso. In pieno inverno, la metropolitana di un garage può impiegare diversi secondi per decidere senza che si verifichi il minimo guasto.
Il comportamento diventa anomalo quando si verifica il lampeggio. Un tubo che batte continuamente, che impiega dieci secondi per avviarsi, che si accende e si spegne da solo, o le cui estremità si illuminano di rosso senza che si accenda la luce, significa che qualcosa non va. E ogni ciclo fallito consuma un po’ di più gli elettrodi.
Le possibili cause sono poche:
- un motorino di avviamento usurato, la cui lamina bimetallica non si apre più al momento giusto;
- un tubo a fine vita, i cui elettrodi non emettono più abbastanza elettroni;
- un alimentatore stanco, che non eroga più la sovratensione necessaria;
- un tubo inserito in modo errato o collegamenti allentati nella presa;
- una temperatura ambiente troppo bassa.
Il segno inconfondibile: estremità annerite
Guarda gli ultimi venti centimetri su ciascun lato del tubo. Se il vetro è diventato grigio scuro o nero, sulla parete si è depositato il materiale emissivo che ricopre gli elettrodi. Il tubo è alla fine della sua vita e nessun nuovo avviatore potrà salvarlo.
Se il vetro è pulito, però, cominciate dallo starter. È la parte più economica del circuito, si sostituisce in dieci secondi senza attrezzi ed è in assoluto il guasto più frequente. I professionisti consigliano inoltre di cambiarlo sistematicamente contemporaneamente al tubo, in modo che entrambe le parti invecchino alla stessa velocità.
Il vero problema: presto non potrete più acquistare i tubi
C’è un motivo in più per essere interessati a questo lampeggio, ed è normativo. Poiché contengono mercurio, i tubi fluorescenti sono stati rimossi dal mercato europeo ai sensi della direttiva RoHS. È stata vietata l’immissione sul mercato delle lampade fluorescenti compatte con equipaggiamento separato dal 25 febbraio 2023, dei tubi T5 e T8, cioè della stragrande maggioranza delle luci al neon domestiche, dal 25 agosto 2023.
Concretamente, non vengono prodotti o importati nuovi tubi per l’Unione Europea. Le scorte accumulate prima di queste date possono ancora essere vendute e utilizzate legalmente, ma si stanno sciogliendo. Alla fine, un tubo bruciato non verrà più sostituito in modo identico.
La soluzione esiste e si chiama tubo di ristrutturazione LED. Su una strip di ballast ferromagnetico, cioè dotata di starter, l’operazione è semplice: si toglie il tubo, si sostituisce lo starter con il falso starter fornito con il tubo LED, che in realtà è solo un ponte, e si rimette il nuovo tubo. Su una multipresa elettronica, senza avviatore, invece, è necessario derivare l’alimentatore e collegare direttamente la presa. Una modifica che interessa il cablaggio del lampadario, e che è meglio affidare a un elettricista se non si è comodi.
Ultimo punto, e non è negoziabile: un tubo fluorescente usato non può essere gettato nella spazzatura. Il mercurio che contiene ne fa un rifiuto differenziato, da conferire al centro di raccolta differenziata o nei contenitori di raccolta previsti nei negozi di bricolage. Rotto, rilascia i suoi vapori nella stanza. Ventilare, non aspirare, raccogliere i pezzi con cartone rigido anziché a mani nude.