Chantal Desjardins pensava di acquistare una casa con una superficie abitabile di circa 919 m². Una valutazione effettuata dopo l’acquisizione avrebbe ridotto tale superficie a soli 310 mq. Questa proprietaria ha avviato un procedimento contro i professionisti responsabili della vendita del suo immobile, situato a East St. Paul, vicino a Winnipeg, nella provincia canadese di Manitoba.
La casa è stata acquistata nel marzo 2025 per 1,05 milioni di dollari canadesi, ovvero circa 654.000 euro. Ma la discrepanza non sarebbe stata scoperta al suo arrivo sul posto: secondo la sua denuncia legale, riportata da Real Estate Magazine, sarebbe apparsa l’autunno successivo, nel corso di una richiesta di finanziamento per lavori di ristrutturazione.
Uno spazio abitativo quasi diviso in tre
Nella sua domanda, Chantal Desjardins spiega che la proprietà presentava una superficie totale di oltre 12.000 piedi quadrati, ovvero circa 1.115 m². La superficie abitabile pubblicizzata ammontava precisamente a 9.891 piedi quadrati, l’equivalente di circa 919 m². È proprio quest’ultimo dato a costituire il nocciolo della controversia.
Dopo aver preso possesso dei locali, nel maggio 2025, ha intrapreso importanti lavori di ristrutturazione, parte dei quali eseguiti dal marito. Pochi mesi dopo, si è rivolta a un finanziatore per finanziare la continuazione del progetto. Ha poi fatto valutare la proprietà come parte dell’esame del suo fascicolo.
Secondo i risultati di questa perizia riportati nella richiesta legale, la superficie abitabile sarebbe solo di 3.332 piedi quadrati, ovvero circa 310 m². Ciò rappresenta poco più di un terzo della superficie annunciata. Il confronto riguarda quindi gli spazi abitabili, e non la superficie del terreno o di tutti i fabbricati presenti nella proprietà.
Una discrepanza che avrebbe compromesso il finanziamento dell’opera
Per Chantal Desjardins questa differenza avrebbe avuto conseguenze ben oltre il numero di stanze o lo spazio a disposizione. Il suo piano era quello di ristrutturare la casa prima di rivenderla. Afferma di aver definito l’entità dei lavori in base alla superficie annunciata e al valore che sperava di ottenere una volta completato il progetto.
L’istituto di credito avrebbe rifiutato la sua richiesta perché il finanziamento richiesto superava i suoi criteri per quanto riguarda il valore trattenuto dell’immobile. Secondo la titolare, questo rifiuto l’ha costretta a pagare personalmente un lavoro che pensava di poter finanziare con un prestito. Sostiene inoltre di non essere stata in grado di completare tutti i lavori di ristrutturazione necessari per il suo progetto di rivendita.
Nella procedura descritta da Real Estate Magazine il 25 marzo 2026, il costo dei lavori di ristrutturazione già eseguiti è stato stimato in circa 950.000 dollari canadesi. Secondo il ricorrente sarebbero necessari ulteriori lavori per rendere vendibile l’immobile. Ha chiesto circa 1,96 milioni di dollari canadesi di risarcimento danni, più interessi e spese legali.
Presentata il 13 marzo 2026 davanti alla Court of King’s Bench di Manitoba, la sua domanda coinvolge l’agente immobiliare Derek Daneault e Royal LePage Prime Real Estate. Critica il professionista per aver comunicato una superficie errata senza sufficienti verifiche, e l’agenzia per non aver adeguatamente vigilato sulla sua attività.
I professionisti contestano la loro responsabilità
L’agente e l’agenzia difendono un’altra lettura della transazione. Nella loro replica legale, presentata da Real Estate Magazine il 27 aprile 2026, chiedono il rigetto del ricorso. Affermano che le informazioni comunicate provenivano dalla Banca di Montreal, che li aveva incaricati di vendere la proprietà dopo un pignoramento.
Esse sostengono inoltre che Chantal Desjardins aveva visitato più volte i locali prima di presentare un’offerta, anche prima del loro intervento nella vendita. Secondo loro anche lei avrebbe deciso di non subordinare l’acquisto al controllo della casa, pur avendone la possibilità.
Gli imputati precisano infine di rappresentare il venditore, e non l’acquirente, che aveva un proprio agente immobiliare. Credono che lei stessa abbia mancato di prudenza nella transazione. Al 27 aprile 2026 le affermazioni del proprietario come quelle della difesa non erano state dimostrate in tribunale.