Contro ogni aspettativa, negli anni ’90, l’arenamento di migliaia di giocattoli di plastica ha reso un grande servizio alla scienza.
Potresti non saperlo, ma questi giocattoli hanno aiutato i ricercatori a mappare le correnti oceaniche, rapporti Scienza e vita.
Nel 1992, da una nave mercantile caddero 28.800 oggetti da bagno in plastica
È il 10 gennaio 1992. Quel giorno, 28.800 articoli da bagno in plastica trasportati a bordo della nave portacontainer Ever Laurel, che collega Hong Kong allo stato di Washington, non sono mai arrivati a destinazione.
E per una buona ragione: questi accessori sono caduti in acqua, nel mezzo del Pacifico settentrionale. Tra queste figurine c’erano quattro modelli distinti: anatre gialle, castori rossi, tartarughe blu e rane verdi.
Persi in mare aperto, questi giocattoli galleggianti andavano alla deriva, portati via dai venti e dalle correnti marine. Fin qui nulla di insolito, a parte il fatto che la sequenza degli eventi ha preso una piega interessante.
Dieci mesi dopo, i primi oggetti raggiunsero la costa dell’Alaska, a circa 3.200 chilometri da dove erano caduti in acqua. Un viaggio infernale!
Due oceanografi trasformano gli spiaggiamenti in opportunità
Le figurine ritrovate in Alaska, vicino a Sitka, attirarono l’attenzione di Curtis Ebbesmeyer e James Ingraham, due oceanografi americani con sede a Seattle.
I due hanno allora avuto l’idea di chiedere aiuto agli escursionisti, ai pescatori e agli abitanti delle regioni costiere. La loro missione? Segnala ogni giocattolo ritrovato su una spiaggia, specificando luogo e data del ritrovamento.
Grazie a questa iniziativa, i due scienziati avevano un obiettivo ben preciso: seguire il percorso di questi oggetti per studiare la direzione e la velocità delle correnti marine superficiali.
Una volta raccolti questi dati, Curtis Ebbesmeyer e James Ingraham li hanno integrati in un modello computerizzato delle correnti superficiali.
Tra novembre 1992 e agosto 1993, gli oceanografi hanno registrato 400 giocattoli lungo circa 850 chilometri di costa nel Golfo dell’Alaska.
Fanno una scoperta importante
A poco a poco, nel Pacifico settentrionale cominciò a prendere forma un anello che collegava i diversi siti di spiaggiamento.
Da parte sua, Curtis Ebbesmeyer ha stabilito che ci vogliono circa tre anni affinché gli oggetti completino un giro completo del grande vortice del Pacifico settentrionale. Una grande novità poiché questa durata non era mai stata stimata prima.
Ma non è tutto. L’oceanografo riuscì addirittura a ricostruire la direzione e la velocità di questo vasto vortice oceanico.
Da quella notte oscura del gennaio 1992, questi giocattoli hanno continuato a raggiungere le coste di tutto il mondo, comprese la Scozia e le Hawaii.
Invece di diventare semplicemente una fonte di inquinamento marino, continuano ad aiutare gli scienziati a saperne di più sulle correnti oceaniche.


