Opere dimenticate di Michelangelo nascoste in una stanza segreta a Roma, dice il ricercatore

Opere dimenticate di Michelangelo nascoste in una stanza segreta a Roma, dice il ricercatore

Scritto da: Daniele Traverso - il 6 Marzo 2026

Secondo Valentina Salerno, storica italiana, Michelangelo nascose molte delle sue opere in una stanza segreta a Roma. Afferma addirittura di aver trovato tracce di questo luogo in archivi inediti.

Questa è una tesi che non è stata ancora oggetto di validazione accademica! Tuttavia, da circa dieci anni, Valentina Salerno, storica dell’arte, indaga sulle potenzialità delle opere d’arte di Michelangelo che sarebbero sopravvissute all’artista nel più grande segreto.

Lo stesso maestro del Rinascimento distrusse molte delle sue opere prima della sua morte a Roma nel 1564, secondo l’autore di riferimento Giorgio Vasari, contemporaneo e biografo di Michelangelo. Ma Valentina Salerno avrebbe trovato prove che l’artista ne nascondeva alcune, affidate alle cure dei suoi allievi.

Per sostenere la sua tesi, dice di basarsi su tre documenti inediti rinvenuti negli archivi, che menzionano l’esistenza di una stanza segreta, come ha dichiarato durante una conferenza stampa:

“Le opere sono nascoste in questa stanza, così ben chiuse con lucchetto che occorrono una moltitudine di chiavi, affinché nessuno possa accedervi senza il permesso degli altri.”

Valentina Salerno davanti al busto di Michelangelo

Descrive quello che lei definisce il progetto “maniacale” dell’artista di nascondere le sue opere per poterlo fare “che non cadano nelle mani del nipote che odiava”. Secondo lei, l’obiettivo dell’artista era “trasmettere ai suoi discendenti poveri la sua arte per le generazioni successive”.

Il ricercatore italiano ritiene che la stanza segreta dedicata alla conservazione delle opere del maestro si trovi, o fosse, da qualche parte nella Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, che ospita la tomba di Papa Giulio II, uno dei capolavori di Michelangelo.

Si dice che gli studenti coinvolti nel suo progetto formarono nel XVI secolo la famosa Accademia d’Arte di San Luca, tuttora esistente.

Il busto di Michelangelo

Un’ipotesi che regge

Questa colorita ipotesi affascina da diverse settimane i media italiani, soprattutto perché si basa su alcuni elementi noti. La diffidenza di Michelangelo nei confronti del nipote Leonardo Buonarroti, infatti, è attestata da diverse lettere del maestro, nonché dai legami molto forti che lo unirono ad alcuni suoi allievi e amici a Roma. E diverse irregolarità, come armadi sigillati o sigilli manomessi, constatate dal notaio incaricato dell’inventario dei beni dell’artista, suggeriscono che alcune opere potrebbero essere state prelevate dalla sua casa dopo la sua morte.

Tuttavia, la tesi romantica di una cabala ordinata dal maestro e di un nascondiglio segreto non è stata oggetto di alcuna validazione accademica formale.

Secondo il sito italiano specializzato Finestre sull’Arte, Valentina Salerno è una “indipendente, affiliata ad un”centro studi” denominato “Museo Michelangelo” di cui non vi è traccia, se non una pagina Facebook”.

L'affresco del Giudizio Universale di Michelangelo

Tuttavia, la ricercatrice è stata membro della commissione vaticana incaricata di celebrare il 550° anniversario della nascita di Michelangelo, il che conferisce un certo peso istituzionale al suo lavoro.

Valentina Salerno afferma inoltre di aver trovato nel corso delle sue ricerche documenti che consentivano l’attribuzione a Michelangelo di un busto di Cristo Salvatore collocato nella Basilica di Sant’Agnese a Roma, finora ritenuto di autore sconosciuto.

Abbastanza per ravvivare le speculazioni sulla leggenda del maestro, in un momento in cui il suo più grande capolavoro si sta rinnovando. Alla fine di febbraio è iniziata una campagna di cinque settimane per il restauro del suo famosissimo affresco del Giudizio Universale, che adorna la Cappella Sistina in Vaticano.

Avatar Daniele Traverso