I proprietari sono stati costretti dai tribunali a lasciare che un inquilino viva nella loro casa fino alla morte di quest’ultimo.
I conflitti tra proprietari e inquilini sono diventati all’ordine del giorno e non è raro che questo tipo di controversie finiscano sui titoli dei giornali. Molto spesso, queste vere e proprie situazioni di stallo si impantanano e raggiungono punti di non ritorno e vengono risolte in tribunale. Procedure lunghe e costose che esauriscono le risorse finanziarie e soprattutto morali dei soggetti interessati.
Ma alcune situazioni a volte sono più comiche di altre e danno luogo a imbrogli del tutto improbabili.
Si tratta in particolare del caso complesso, in cui i proprietari sono stati costretti ad attendere la morte del loro inquilino prima di potersi trasferire nella casa appena acquistata.
Comprano una casa ma devono aspettare… la morte dell’inquilino per trasferirsi.
Raccontata dal sito Droit-finances.net e riportata dai nostri colleghi di Capital.fr, questa vicenda ridicola sarebbe stata giudicata una quindicina di anni fa.
Tutto inizia quando una coppia ottiene l’accesso alla proprietà acquistando una casa all’asta. Questa proprietà viene quindi occupata da un inquilino con il quale i nuovi proprietari contattano rapidamente. Desiderando godere dell’usufrutto dell’alloggio, la coppia chiede a tale occupante di lasciare l’alloggio, entro un termine ragionevole, come consentito dalla legge. L’articolo 15 della legge del 6 luglio 1989 sul nudo affitto stabilisce che il proprietario ha il diritto di abitare nel suo alloggio previa comunicazione all’inquilino.
Fin qui nulla di insolito, ma l’inquilino in questione, che abitava nella casa da quasi dieci anni, si rifiuta categoricamente di lasciarla e porta in tribunale i nuovi acquirenti. Il caso è stato giudicato, per la prima volta, poi dalla Corte d’appello di Rennes, che si è pronunciata a favore dei proprietari, condannando l’occupante a risarcire questi ultimi i danni per residenza impropria.
Ma proprio quando pensavano di essere ormai fuori pericolo, i coniugi hanno avuto la spiacevole sorpresa di essere successivamente licenziati quando l’inquilino ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Senza aver detto l’ultima parola, l’inquilino della casa ha infatti fornito documenti attestanti che una clausola, presente nel suo contratto di locazione, lo autorizzava a restare… a vita nella casa. Anche se questo contratto di locazione è stato firmato su iniziativa dell’ex proprietario, i tribunali lo hanno comunque ritenuto autentico.
Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, resa in appello, e questa volta si è pronunciata a favore dell’affittuario, ritenendo che il suo contratto di locazione firmato prevalesse sulla legge del 6 luglio 1989.
Un duro colpo per i proprietari che ora dovranno attendere la morte dell’inquilino per potersi trasferire nella loro abitazione.

