Giacomo, campione di pesca in apnea, si tuffa a 45 metri per controllare “un grosso scoglio”: era un tesoro archeologico di 2.100 anni

Giacomo, campione di pesca in apnea, si tuffa a 45 metri per controllare “un grosso scoglio”: era un tesoro archeologico di 2.100 anni

Scritto da: Daniele Traverso - il 9 Settembre 2026

Pensò di aver visto una roccia. A fine giugno, al largo di Mazara del Vallo, nella Sicilia occidentale, Giacomo De Mola ispeziona i fondali marini in preparazione al campionato italiano di pesca in apnea. Il suo ecoscandaglio segnala un’anomalia a una profondità di 45 metri. Una forma massiccia, piuttosto ordinaria a questa profondità. L’apneista, più volte campione del mondo della disciplina e patentato presso Komaros Sub Ancona, decide comunque di scendere a vedere. Su un’unica ispirazione.

Sotto di lui si trova una massa scura che inizialmente scambia per la solita formazione rocciosa. Avvicinandosi capisce che sta vedendo centinaia di anfore giacenti sulla sabbia da più di duemila anni.

Una spedizione di vino dalla tarda Repubblica Romana

Il sito si trova a circa tre miglia nautiche dalla costa, ovvero cinque chilometri, ad una profondità di 46 metri. Dopo la risalita, De Mola ha informato uno specialista di relitti poi ha segnalato il ritrovamento alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. È seguito un mese di controlli, con l’intervento del Nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Palermo, dei carabinieri sommozzatori di Messina e di una stella di Trapani.

L’8 agosto 2026 il Ministero dei Beni Culturali italiano ha ufficializzato il ritrovamento. Le prime osservazioni collocano il relitto tra il II e il I secolo aC, in piena epoca repubblicana. L’ammasso di anfore misura circa 21 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e quasi 2 metri di altezza. Si tratta principalmente di anfore del tipo Dressel 1A, contenitori molto comuni nel commercio italiano di questo periodo, in particolare per il trasporto del vino. Accanto, due pali di ancoraggio in piombo e un’altra struttura dello stesso metallo, ancora da identificare.

Il ministro dei Beni Culturali Alessandro Giuli ha definito “una delle più importanti scoperte archeologiche sottomarine degli ultimi anni”. Lo scafo in legno non è stato ancora localizzato: potrebbe dormire sotto la sabbia e il fango, come spesso accade.

“La scoperta più incredibile della mia vita”

Giacomo De Mola ha raccontato la scena su Instagram e sulla stampa italiana, con immagini a supporto. Chiesto da Il Resto del Carlinoriassume la questione in modo semplice (parole tradotte dall’italiano):

«Questa è senza dubbio la scoperta più incredibile della mia vita. »

Dettaglio che fa sorridere: quella stessa settimana vinse anche lo scudetto per il quale aveva individuato i fondi. Un discreto mese di luglio.

Un museo sottomarino abitato

Il sito è stato rilevato in 3D durante un’immersione tecnica effettuata da un team di archeologi, metodo che permette di studiare il relitto senza toccarlo. Le indagini dovranno ora chiarire la datazione, la provenienza delle anfore e le rotte commerciali seguite dalla nave. Alcuni pezzi sembrano provenire dal Nord Africa e tra gli altri è stata avvistata un’anfora neopunica.

Tra le giare si sono ormai insediate murene, murene e cernie. Duemila anni dopo il naufragio, il carico divenne una barriera corallina. Il Canale di Sicilia non è la sua prima sorpresa: poche settimane prima, un sub aveva filmato per la prima volta un grande squalo bianco sott’acqua nel Mediterraneo.

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