In Spagna, un uomo catalano affetto da cancro in fase avanzata è stato costretto dalla Previdenza Sociale a tornare al lavoro. Una decisione che suscita incomprensione e indignazione.
Una situazione grottesca.
Pepe Espino, spagnolo della Catalogna, fatica a riprendersi dalle emozioni: la previdenza sociale lo ha costretto a tornare al lavoro… anche se è gravemente malato da quattro anni.
Cinque anni di vita
Il catalano sarebbe infatti affetto da un cancro alla prostata al quarto stadio, con metastasi a ossa, polmoni e tessuti molli, secondo i media 3CatInfo.
“All’inizio mi avevano dato cinque anni di vita. Era un caso molto atipico e molto grave”, ha confidato alla televisione locale.
Poco dopo questa terribile diagnosi, il paziente è stato rapidamente curato ed è stato inserito in uno studio clinico. Nonostante la sua salute, continuò a lavorare per due anni, finché gli effetti collaterali delle cure non glielo impedirono.
“Ho capito che era inutile resistere”, ricorda il principale coinvolto.
Da allora Pepe Espino soffre di stanchezza e ansia, che gli provocano formicolii in tutto il corpo. Ha anche dolori articolari alle mani e ai piedi.
Costretto a tornare al lavoro
Dopo due anni e mezzo di assenza per malattia, l’Istituto Catalano di Valutazioni Mediche (ICAM) lo ha convocato per una valutazione medica che, con sua grande sorpresa, è durata solo venti minuti.
Contro ogni aspettativa, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha ritenuto che egli potesse riprendere la sua attività professionale. Di conseguenza Pepe Espino viene privato della pensione d’invalidità.
Questa decisione, considerata incomprensibile, contraddice i rapporti medici della clinica, secondo i quali i suoi sintomi e le cure gli impediscono di tornare al lavoro.
Secondo Pepe Espino, il suo oncologo gli ha detto che non aveva mai visto una decisione di questo tipo nei suoi 35 anni di carriera.
Di fronte a questa situazione ha presentato ricorso alla Previdenza Sociale e all’ICAM.

