Gira lentamente la testa, come se cercasse di capire dove si trova. Le sue palpebre si chiudono, si riapro. Lei sbatte le palpebre. Poi il suo sguardo scivola verso un punto fuori campo, sembrando quasi incuriosito. Il problema è che “lei” non esiste davvero: questo volto che sembra sul punto di parlarti è solo una testa di robot, senza corpo, appoggiata su una base e collegata a un groviglio di cavi.
Dietro questo prototipo che sta facendo il giro dei social si nasconde AvantiFormuna giovane azienda cinese. E il suo modello più avanzato non è un gadget: secondo le schede tecniche del produttore, la versione high-end della sua testa robotica può raggiungere $ 150.000ovvero circa 130.000 euro. Per un oggetto che sta su una scrivania e che, per il momento, non può fare altro che smorfia.
Una testa che sbatte le palpebre, ti fissa e ti segue con lo sguardo
Il video, pubblicato online dall’azienda, dura poco più di un minuto. Vediamo il modello chiamato Origine M1 concatenano microespressioni di una naturalezza sconcertante: un cipiglio, un lieve sorriso, un battito di ciglia un po’ troppo lento. Niente di spettacolare a prima vista, ed è proprio questo che preoccupa. Il robot non fa grandi gesti: fa esattamente quello che farebbe un essere umano quando si annoia o pensa.
In rete le reazioni sono migliaia e oscillano tra fascinazione e schietto disagio. Molti lo vedono come un’impresa tecnica. Altri, più numerosi di quanto si possa pensare, parlano di “orrori creati dalla mano dell’uomo”. Certi dettagli tradiscono ancora la macchina: i cavi a vista, un leggero rumore meccanico, un lampeggio a volte troppo regolare. Ma l’illusione dura più a lungo di quanto si pensasse.
25 micromotori e telecamere nascosti nelle pupille
Come fai ad avere un viso così vivace? La risposta sta nella meccanica di precisione. Sotto la pelle in silicone, AheadForm ha ospitato fino a 25 micromotori brushlessquesti piccoli motori ultra silenziosi che tirano e rilasciano ogni muscolo artificiale del viso. Sono loro che creano i tic, gli spostamenti dello sguardo e gli strabismi che rendono la testa così credibile.
Il resto dei “sensi” sono altrettanto attenti. Del Le telecamere RGB sono nascoste all’interno delle pupilleche consente al robot di percepire il suo ambiente e seguire un oggetto con gli occhi. I microfoni e gli altoparlanti integrati consentono l’interazione vocale in tempo reale. Nelle versioni più recenti il produttore sostiene addirittura la sincronizzazione labiale: la bocca si muove contemporaneamente alla voce, come durante una vera conversazione.
Chi c’è dietro AheadForm?
La start-up è stata fondata nel 2024 da Yuhang Huun ingegnere che ha lavorato presso il famoso Creative Machines Lab della Columbia University di New York. Lì aveva già progettato un robot chiamato “Emo”, capace di anticipare il sorriso di un interlocutore qualche centinaio di millisecondi prima che appaia. In altre parole: indovinare prima di te la tua espressione.
Il suo obiettivo dichiarato è “abbattere il confine” tra uomo e macchina, e soprattutto sfuggire a questo famoso disagio che i volti quasi umani provocano in noi. L’azienda offre già diverse gamme, tra cui una serie di “elfi” con le orecchie a punta e modelli più economici. Ha raccolto anche diverse centinaia di milioni dagli investitori, segno che la scommessa è presa sul serio.
Perché 150.000 dollari a… testa?
A questo prezzo ovviamente non ci rivolgiamo al grande pubblico. AheadForm si rivolge a un mercato di nicchia molto specifico: ricerca sull’interazione uomo-computerstudi sull’intelligenza artificiale “incorporata”, ma anche installazioni di fascia alta, ospitalità o eventi di lusso. In definitiva, l’azienda immagina i suoi volti collegati a grandi modelli linguistici, come ChatGPT, in modo che capiscano non solo quello che dici, ma anche Come lo dici e loro rispondono con il tono e l’espressione giusti.
Siamo quindi lontani dal robot domestico. Si tratta piuttosto di una vetrina tecnologica, quella di un’industria cinese che sta avanzando a pieno ritmo nel campo degli umanoidi ultrarealistici.
Il malessere della “Uncanny Valley”
Resta una domanda su cui nessuno può davvero decidere: vogliamo macchine che ci somigliano così tanto? Questo disturbo ha un nome, “uncanny Valley”: quanto più un robot si avvicina alle sembianze umane senza raggiungerle del tutto, tanto più ci mette a disagio. AheadForm dice che vuole attraversare questa valle. Nel frattempo sono soprattutto i suoi video a dimostrare quanto siamo ancora al limite.
Affascinante o agghiacciante, a seconda della sensibilità, il risultato pone già domande molto reali sulla fiducia, sulla manipolazione emotiva e sul ruolo che questi volti svolgeranno domani nei nostri ospedali, nei nostri negozi o nelle nostre scuole. Una cosa è certa: la prossima volta che la schermata iniziale ti fissa, potresti non essere del tutto sicuro di cosa ci sia dietro.