Ci sono animali che pensiamo di conoscere perché abbiamo visto la loro foto. Il leopardo nebuloso è uno di questi. Questo felino dal mantello screziato di macchie a forma di nuvola vive nelle foreste del sud-est asiatico, eppure quasi nessuno lo ha mai osservato in natura. Compresi i ricercatori che lo studiano. Questo 4 agosto, la Giornata internazionale ad esso dedicata, ricorda un dato preoccupante: ne restano meno di 10.000 in natura.
Due specie, separate solo dal 2006
Per molto tempo abbiamo creduto che ce ne fosse solo uno. Le analisi genetiche e morfologiche effettuate a metà degli anni 2000 hanno finalmente deciso: esistono in realtà due specie distinte.
Il leopardo nebuloso continentale (Neofelis nebulosa) è presente dal Nepal e Bhutan alla Thailandia, passando per India, Myanmar, Laos, Cambogia e Cina meridionale. Il leopardo nebuloso della Sonda (Neofelis diardi), vive solo su due isole: Borneo e Sumatra. Il suo mantello è più scuro, le sue macchie sono più piccole e più spezzate.
Nonostante il nome, non è una pantera in senso stretto. Appartiene alla sua specie, Neofelisun lignaggio che si è separato da altri grandi felini diversi milioni di anni fa. Non ruggisce e pesa tra gli 11 ei 25 chili, più o meno il peso di un grosso cane.
Caviglie che ruotano di 180 gradi
È qui che l’animale diventa davvero spettacolare. Il leopardo nebuloso trascorre gran parte della sua vita nella chioma e la sua anatomia ne segue l’esempio.
I suoi giunti posteriori possono ruotare fino a 180 gradi. Risultato: scende lungo i tronchi a testa in giù, un’impresa che quasi nessun altro felino è capace di compiere. In cattività è stato osservato anche avanzare sotto un ramo, a testa in giù, o restare sospeso solo per le zampe posteriori. La sua coda, che misura tra 61 e 91 centimetri per un corpo da 60 a 108 centimetri, funge da pendolo permanente.
Gli scienziati ritengono che caccia ancora principalmente a terra. Gli alberi servono principalmente come rifugio, punto di osservazione e area di riposo, al riparo da tigri e leopardi.
I canini più lunghi di qualsiasi felino vivente
La sua altra particolarità è nella bocca. Rispetto alle dimensioni del suo cranio, i suoi canini superiori sono i più lunghi di tutti gli attuali felini, tigre e leone compresi. Possono raggiungere dai 4 ai 5 centimetri, il che le è valso il soprannome di “sciabola moderna”, in riferimento ai felini dai denti a sciabola scomparsi migliaia di anni fa.
La sua mascella si è adattata di conseguenza: un cranio lungo e stretto, un’apertura molto ampia e denti sufficientemente distanziati da affondare in profondità. Mentre molti felini soffocano la preda afferrandola per la gola, il leopardo nebuloso gli morde il collo e recide la spina dorsale. Nel menu: piccoli cervi, scimmie, cinghiali, scoiattoli, pangolini, uccelli.
Un animale che non osserviamo quasi mai
Solitaria, attiva soprattutto di notte e all’imbrunire, ha ereditato un soprannome che riassume tutto: il fantasma della foresta. Quasi tutto ciò che sappiamo di lei proviene dalle trappole fotografiche, non da osservazioni dirette.
Il che pone un evidente problema per la conservazione: è difficile proteggere una specie che non possiamo contare. Le attuali stime dell’IUCN indicano da 3.700 a 5.580 individui maturi per le specie continentali e circa 4.500 per le specie della Sonda. Nessuna popolazione conosciuta supera i 1.000 adulti. E non vi è alcuna garanzia che queste cifre non siano sovrastimate.
Deforestazione, il principale imputato
Entrambe le specie sono classificate come vulnerabili nella Lista Rossa IUCN, con numeri in calo. La causa principale non è in discussione: la scomparsa della foresta.
Agricoltura, piantagioni di palma da olio, disboscamento, espansione delle infrastrutture. Le foreste del Sud-Est asiatico si stanno riducendo e il cambiamento climatico sta accentuando il fenomeno. Questo felino ha però bisogno di spazio: il suo territorio può raggiungere una cinquantina di chilometri quadrati.
Quando la foresta è frammentata, le popolazioni si ritrovano isolate le une dalle altre. Gli incontri tra partner diventano più rari, si instaura la consanguineità, la diversità genetica si impoverisce. Questo è uno scenario classico e raramente reversibile.
A ciò si aggiunge il bracconaggio. Illegale, continua la caccia a pelle, ossa e denti, destinati in particolare alla medicina tradizionale. Molti individui muoiono anche nelle trappole tese per altri animali. Infine, la caccia al cervo e al cinghiale svuota le foreste delle loro prede, indebolendo ulteriormente popolazioni già allo stremo.
Le testimonianze territoriali parlano da sole: la specie è scomparsa da Taiwan e Singapore, e la sua presenza in Vietnam così come nell’isola di Hainan è oggi incerta.
Ciò che viene tentato di salvarla
Le leve esistono. I governi e le ONG stanno lavorando per espandere le aree protette e creare corridoi ecologici destinati a ricollegare le popolazioni isolate. Vengono portati avanti programmi di riforestazione con le comunità locali per recuperare parte degli habitat perduti.
Sul posto, pattuglie regolari scoraggiano i bracconieri e smantellano le trappole. Allo stesso tempo, la lotta contro il commercio illegale di specie selvatiche mira a prosciugare la domanda alla fonte.
Anche la tecnologia è un punto di svolta. Le fototrappole e il tracciamento satellitare permettono finalmente di sapere dove si trovano realmente questi animali e come cambia il loro numero, il che aiuta a concentrare le risorse dove sono utili.
La Giornata internazionale del leopardo nebuloso è stata lanciata nel 2018 da Lauren Amos e Dan Kemp, due custodi dell’Howletts Wildlife Park della Fondazione Aspinall nel Kent. La loro idea iniziale era semplice: dare una data a un animale che non ha mai fatto notizia. La tigre ha il suo, anche il leone. Il fantasma della foresta stava svanendo senza che nessuno se ne accorgesse.
