L’esperimento medico estremo
A partire dal 2001, Tim Friede, cittadino americano, ha intrapreso volontariamente l’autoimmunizzazione contro il veleno di serpente. Per un periodo di 25 anni, è stato esposto a 856 dosi di veleno tramite iniezione o morso diretto. Questa mostra include i veleni del mamba nero, del cobra sputatore, della vipera mortale e del taipan costiero.
Nel 2013, Friede ha subito un morso di cobra che lo ha lasciato in coma per quattro giorni. È sopravvissuto e ha continuato il suo protocollo di autoimmunizzazione.
Analisi scientifica e risultati
La società di biotecnologia Centivax ha analizzato il sangue di Friede dopo aver appreso del suo caso. L’immunologo Jacob Glanville, fondatore di Centivax, ha identificato due anticorpi chiave nel plasma sanguigno di Friede. Questi anticorpi hanno la capacità di neutralizzare i veleni di più specie di serpenti.
I ricercatori hanno combinato questi due anticorpi con varespladib, una molecola antinfiammatoria. Test di laboratorio hanno dimostrato che questa miscela proteggeva dai morsi di 13 diverse specie di serpenti. Per altre sei specie l’efficacia è stata stimata tra il 20 e il 40%.
I risultati sono stati pubblicati nel maggio 2025 sulla rivista scientifica cellauna delle pubblicazioni più prestigiose in biologia. Lo studio, condotto da Jacob Glanville e Peter Kwong (Columbia University), è intitolato “Protezione dal veleno di serpente mediante un cocktail di varespladib e anticorpi umani ampiamente neutralizzanti”.
Friede si è unito a Centivax come capo del dipartimento di erpetologia, strutturando la sua autoimmunizzazione all’interno di un quadro di ricerca organizzato.
Stato degli attuali antiveleni
Gli attuali antiveleni terapeutici vengono prodotti da più di un secolo utilizzando lo stesso protocollo: iniezione di veleno in piccole quantità nei cavalli o in altri mammiferi, estrazione degli anticorpi animali prodotti, quindi purificazione per uso medico.
Questi antiveleni animali presentano tre limiti principali: costo elevato (tra 1.700 e 14.000 euro per trattamento), specificità ristretta (ogni antiveleno protegge da un numero limitato di specie) e rischio di reazioni allergiche legate alle proteine di origine animale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala 5,4 milioni di morsi di serpenti ogni anno in tutto il mondo. Il tasso di mortalità è stimato in una persona che muore ogni 4-6 minuti. Le morti sono concentrate nei paesi a basso e medio reddito dove l’accesso agli antiveleni rimane limitato. Queste cifre sottolineano l’importanza cruciale di una migliore comprensione della biodiversità dei serpenti, in particolare nelle regioni tropicali dove emergono regolarmente nuove specie straordinarie.
Vantaggi teorici dell’antiveleno derivato da anticorpi umani
I ricercatori stimano che il costo di produzione di un antiveleno derivato dagli anticorpi di Friede sia di 90 euro, ovvero circa il 95% in meno rispetto agli attuali antiveleni animali.
L’uso di anticorpi umani anziché animali ridurrebbe il rischio di reazioni allergiche. La protezione contro più specie di serpenti ridurrebbe anche la necessità di identificare accuratamente la specie in un morso prima del trattamento.
Passaggi successivi e sequenza temporale
Prima degli studi clinici sull’uomo, l’antidoto sperimentale sarà testato su cani ricoverati in cliniche veterinarie australiane con morsi di serpente confermati. Questa fase consentirà di valutare l’efficacia in vivo in condizioni reali.
Se i risultati veterinari confermeranno l’efficacia, il protocollo passerà alle fasi seguenti: regolamentazione farmaceutica ed eventualmente distribuzione tramite OMS e UNICEF. Non è stata comunicata alcuna data specifica per l’inizio delle sperimentazioni veterinarie.
I gruppi di ricerca includono Centivax e l’Università di Copenaghen.