Una disputa di rara singolarità; prima che il tribunale del lavoro abbia appena raggiunto la sua conclusione. Un dipendente, che occupava la posizione di addetto alle pulizie, è stato licenziato per cattiva condotta grave dopo aver maneggiato i prodotti per la pulizia nella biancheria intima. Sequestro del caso, il Corte d’appello di Digione ha espresso un giudizio inaspettato che scuote gli animi giurisprudenza classico che circonda la nozione di abbigliamento sul lavoro e i criteri di Codice del lavoro. Scopri cosa c’è dietro questa decisione.
I punti chiave della sentenza della Corte d’Appello:
- I fatti: Una donna delle pulizie sorpresa in maglietta e perizoma alle 5.15 nelle docce di un’azienda.
- La difesa: Si era tolta i pantaloni per evitare schizzi e macchie di candeggina.
- Il verdetto: Il licenziamento per colpa grave viene invalidato e riqualificato come licenziamento “senza vera e grave causa”.
- Il compenso: I giudici gli hanno riconosciuto un risarcimento di 4.000 euro, ritenendo la sanzione sproporzionata.
I tecnici di superficie avrebbero il diritto di lavorare a nudo?
La domanda può far sorridere, ma merita comunque di essere posta all’esito di un caso a dir poco sorprendente, che potrebbe costituire un precedente. Una donna delle pulizie, licenziata dal suo datore di lavoro perché lavorava seminuda, ha vinto la causa dopo aver contestato il suo licenziamento davanti al tribunale del lavoro.
Licenziata perché lavorava in perizoma, ha ricevuto un risarcimento di 4mila euro.
Questa improbabile vicenda risale al 28 aprile 2022.
Quel giorno, intorno alle 5:15, una donna delle pulizie, che lavorava nei locali di un’impresa borgognona, stava pulendo le docce quando si trovò faccia a faccia con i dipendenti mattinieri. Fin qui nulla di insolito, a parte il fatto che la giovane indossa solo una maglietta e un… perizoma. Non sorprende che l’incontro faccia a faccia diventi imbarazzante e i dipendenti si allontanino.
Sconvolti, denunciano il fatto alla direzione che avvisa immediatamente l’impresa che impiega la donna delle pulizie. Prima licenziata per precauzione, poi racconta di essersi tolta i pantaloni per non macchiarli con la candeggina che stava maneggiando. Una linea di difesa che non convince il suo datore di lavoro, che il 2 giugno 2022 l’ha licenziata per cattiva condotta grave, citando una situazione “ fastidioso ” E ” scabroso “.
Per costituire una colpa grave, il diritto del lavoro francese richiede che il comportamento contestato renda impossibile al lavoratore la permanenza in azienda, anche per la durata di un periodo di preavviso. L’asticella è quindi alta, ed è proprio su questo punto che la difesa del dipendente ha costruito la sua argomentazione.
Confutando il minimo atteggiamento inappropriato, impugnarà poi tale licenziamento ricorrendo al tribunale del lavoro.
Dopo quattro anni di procedimento, il caso è stato giudicato lo scorso febbraio dalla Corte d’appello di Digione che ha finalmente dato ragione a questa donna delle pulizie, ritenendo che la sanzione fosse sproporzionata. I giudici hanno ritenuto che togliersi i pantaloni per evitare di sporcarli fosse un’iniziativa pratica e non un comportamento costituente una colpa grave tale da giustificare il licenziamento immediato.
I giudici gli hanno riconosciuto anche 4.000 euro di buonuscita senza reale e grave causa.
Questa decisione ci ricorda che il licenziamento per colpa grave priva il lavoratore del trattamento di fine rapporto e del periodo di preavviso: le questioni economiche vanno quindi ben oltre il semplice simbolo. Riclassificando i fatti, la Corte d’appello di Digione non solo ha riparato il danno subito dal dipendente, ma ha potenzialmente stabilito un utile punto di riferimento per futuri casi simili.

