Sindacati e datori di lavoro dovranno incontrarsi mercoledì 14 ottobre 2026 per definire la rivalutazione annuale delle pensioni integrative Agirc-Arrco.
Questa decisione riguarda direttamente 14 milioni di pensionati del settore privato. Finora speravano di ottenere un aumento del 2% sul pagamento di novembre. Questo obiettivo è stato appena ufficialmente escluso.
Un tetto legale rivisto al ribasso
La regolamentazione del regime Agirc-Arrco segue una regola ferrea. Vieta formalmente la rivalutazione delle pensioni ad un tasso superiore a quello dell’evoluzione dei salari. Gli ultimi dati economici sono stati appena diffusi e stanno bloccando la crescita. Il tetto massimo di rivalutazione è quindi fissato all’1,9%.
Questo primo limite restringe le aspettative dei pensionati. La realtà della busta paga di novembre potrebbe essere ancora più grave.
Lo scenario di un aumento all’1,2%
La rivalutazione finale dipenderà dalla salute finanziaria dei fondi. Per proteggere le riserve Agirc-Arrco, le regole di gestione autorizzano le autorità a limitare l’aumento scollegandole dall’inflazione. Le attuali previsioni indicano che l’aumento potrebbe scendere solo all’1,2%.
Il tasso definitivo verrà deciso nel corso delle trattative del 14 ottobre. Il clima si preannuncia estremamente teso tra rappresentanti sindacali e datori di lavoro. L’anno scorso un profondo disaccordo ha portato al congelamento totale delle pensioni integrative. I sindacati ora chiedono il massimo aumento possibile. La direzione dell’Agirc-Arrco ha già chiuso la porta a qualsiasi ripresa dal congelamento dell’anno precedente.
Una stretta su tutte le pensioni
Questa limitazione del piano complementare si aggiunge ai recenti annunci del governo riguardanti il piano base. Il progetto di bilancio prevede il congelamento delle pensioni superiori a 1.260 euro, insieme ad una riduzione dello sgravio fiscale sull’imposta sul reddito.
I datori di lavoro restano in silenzio prima di sedersi al tavolo delle trattative. Un nuovo congelamento delle pensioni aiuterebbe finanziariamente lo Stato. Una tale decisione limiterebbe il deficit complessivo del sistema pensionistico e frenerebbe il debito pubblico. Le parti sociali dovranno assolutamente trovare un accordo se vorranno mantenere il controllo sulla gestione del loro progetto.