In Spagna, la giustizia ha confermato il licenziamento di un impiegato di un’impresa di pompe funebri, accusato di aver invitato i parenti all’obitorio per mostrare loro la preparazione di una salma.
Andarsene con dignità e rispetto è tutto ciò che possiamo augurare al defunto. Per questo generalmente possiamo contare sulla professionalità degli impresari funebri, il cui ruolo principale è quello di sostenere le famiglie in lutto e prendersi cura della salma di un caro defunto.
Tuttavia, come in ogni attività, possono verificarsi dei malfunzionamenti che assumono dimensioni drammatiche. In Spagna, un addetto alle pompe funebri è stato licenziato per aver portato all’obitorio persone non autorizzate con lo scopo di mostrare loro come veniva preparata una salma.
Secondo gli elementi conservati dai giudici riportati da Noticias Trabajo, i primi fatti risalgono al 10 settembre 2024. Durante una cerimonia funebre, l’impresario di pompe funebri era accompagnato dalla sorella e da un suo amico. Uno di loro è entrato nell’obitorio dell’ospedale dove operava la compagnia e ha assistito direttamente alla preparazione, all’impiccagione e al trattamento della salma.
Il giorno successivo, 11 settembre 2024, si è verificato un secondo incidente: l’operaio si è recato presso un’impresa di pompe funebri insieme a un’altra persona, che indossava la polo aziendale e viaggiava nel carro funebre. Quando una collega fa notare la presenza di questa persona, mente e sostiene che si tratta di uno stagista.
Lei contesta il licenziamento e denuncia molestie
Di fronte a questi due incidenti, l’azienda ha informato la dipendente delle accuse e le ha concesso 24 ore per scusarsi. Lei invece nega i fatti e denuncia presunte molestie sul lavoro, citando anche il comportamento di dirigenti e colleghi. L’azienda attiva quindi il suo protocollo anti-molestie e ordina un audit esterno, che concluderà che non vi sono molestie. Su questa base, il datore di lavoro pronuncia il licenziamento disciplinare, che il dipendente impugna in tribunale.
Il Tribunale di primo grado di Ciudad Real ha inizialmente respinto la domanda del dipendente, ritenendo giustificato il licenziamento. Ha presentato ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Castiglia-La Mancia, ritenendo che la decisione di primo grado non si basava su un’analisi logica delle testimonianze e che il tempo concesso dalla società per preservare la propria difesa violava le convenzioni internazionali relative al diritto alla difesa. Il ricorso è stato infine respinto e confermato il licenziamento disciplinare.
